Progettare e impaginare un libro: da dove si comincia?

Il progetto

Oltre al nostro interesse e al nostro entusia­smo possiamo partire da un blocco di car­ta, e con una matita e un righello cominciare a schizzare le prime forme del nostro libro. Oppure possiamo accendere il nostro com­puter e provare a fare la stessa cosa diret­tamente sullo schermo; tutto dipende dalle nostre attitudini, dalla nostra esperienza di come impaginare un libro. Oltre a un po' di carta e a una matita, da tenere sempre a portata di mano anche se non sappiamo fare a meno del nostro com­puter, ci servono anche dei programmi; e possibilmente software in una versione aggiornata, così da poter dialogare con gli altri attori che coinvolgeremo nel processo di produzione del libro: per scrivere il testo Micro­soft Word, per la costruzione di immagini vettoriali Adobe lllustrator, per l'elaborazio­ne delle immagini Adobe PhotoShop e per l'impaginazione Adobe lnDesign. Con que­sti quattro programmi possiamo impaginare il nostro libro.
Il computer ha una buona dotazione di ca­ratteri (fin troppi); a portata di mano sarà meglio disporre di una stampante e di uno scanner per fare delle prove. La connes­sione internet completerà la dotazione e i servizi necessari. Siamo pronti.



Formato del libro

Scegliere il formato di un libro è il primo passaggio, strategico. Possiamo inizial­mente analizzare la finalità dell'opera: una guida turistica dovrà essere maneggevo­le, resistente e tascabile; un libro illustrato con l'opera di un grande fotografo naturalista dovrà restituire anche nel grande formato la magnificenza del paesaggio e della fauna; una collana di libri economici di grande tiratura dovrà sfruttare al mas­simo il formato della carta e risparmiare sulla confezione.
Dobbiamo infatti prima di tutto ragionare e individuare la soluzione migliore per dare senso a ciò che ci prepariamo a interpretare. Il design serve a dare senso alle cose, riflettere le intenzioni di chi il libro lo commissiona (l'editore, il cliente), procurare soprattutto soddisfazione a chi il libro lo compera e lo legge. È una forma di rispetto.
Il formato più comune, quello da cui si ricava un libro quasi senza sfrido di carta, il cosiddetto 17 x 24 cm, idoneo per i libri di testo, per i manuali, per la saggistica in genere.
Per la narrativa è preferibile un formato leggermente più ridotto, per esempio intorno al 14 x 21 cm, 15 x 22 cm nel caso di prime edizioni rilegate-cotonate, oppure 13 x 19 cm per collane economiche tascabili in brossura o edizioni di piccolo formato come guide o opuscoli più sofisticati.
Per i libri illustrati o i cataloghi delle mostre d'arte, si utilizzano i formati vicini al quadrato che vanno dal 22 x 24 cm a formati più grandi, adatti alla riproduzione prevalente di immagini, e meno indicati per i lunghi testi.



La gabbia grafica

Per iniziare un lavoro d'impaginazione, il primo passo da compiere è quello di strutturare le pagine con una gabbia grafica. Questa aiuta l'operatore a organiz­zare i contenuti (titoli, testi, immagini, foto, riquadri, tabelle, ecc.) e posizionarli nella pagina dando ordine e coerenza visiva all'impaginato. La gabbia è la base su cui si imposta l'intera struttura grafica del documento. A volte è supportata da una griglia, formata da linee non stampabili, che serve da riferimento per le righe dei blocchi testo. Lo scopo della gabbia, quindi, è quello di esercitare un attento controllo degli spazi e assicurare organicità strutturale alla pubblicazione. Questa impostazione deve essere rispettata in tutto il documento, in modo da conferire al lavoro una struttura razionale.
Per essere funzionale, la gabbia d'impaginazione deve essere studiata proporzio­nalmente al formato scelto e prevedere la maggior casistica possibile di situazioni. Bisogna impostare l'area del "bianco esterno" (dove si appoggiano le dita durante la lettura) e del "bianco interno" con valori che agevolino la lettura del testo. Ma ci sono anche altri tipi di valutazioni: per esempio, un libro di un certo pregio può avere una gabbia (e quindi un'area stampata) corrispondente al 50-60% della pagina mentre, per le edizioni economiche, questo ingombro può raggiungere anche l'80%. È ovvio che, più una gabbia è ampia, più testo può contenere. Non si tratta di un concetto banale: in un libro di solo testo, con caratteri e corpi prestabiliti, la modi­fica della dimensione di una gabbia può comportare una sensibile variazione della quantità di pagine.


"Non essere governato dalla gabbia, governa tu la gabbia.
Una gabbia tipografica è come la gabbia del leone:
se il dominatore ci resta troppo a lungo, il leone se lo mangia.
Devi sapere quando lasciare la gabbia.

La gabbia è una biancheria intima, la. indossi ma non la devi esibire.

Massimo Vignelli



DIMENSIONI E RAPPORTI TRA GLI ELEMENTI DELLA GABBIA

La gabbia deve avere una struttura definita, ma nel contempo flessibile per il lavoro, e rispondere anche alla regola: "bianco è bello". Infatti, è accertato che una pagina circondata da bianco, oltre ad essere elegante, è più leggibile, in quanto l'occhio esige aree neutre su cui riposarsi mentre scorre il testo da una riga all'altra.


Impaginazione classica

Nell'impaginazione classica il rapporto tra la base e l'altezza dell'area stampata, o del blocco-testo, è uguale a quello del formato-carta che lo racchiude; quindi, con­giungendo gli angoli del foglio con delle diagonali, gli spigoli dell'area stampata saranno posizionati sulla stessa linea. I quattro margini della pagina hanno valore crescente, seguendo quest'ordine: interno (di cucitura), in alto, esterno, in basso. Il margine in basso è sempre il maggiore, per evitare l'effetto "cascante" del testo e per poter inserire il numero di pagina. Inoltre, i margini esterni devono avere una misura pressoché uguale alla somma dei due interni.


Impaginazione modulare

Nell'impaginazione modulare la pagina viene divisa in orizzontale e in verticale, cre­ando spazi o blocchi modulari. A questi fanno riferimento, per posizione, dimensione e allineamento, tutti gli elementi grafici delle pagine dello stampato, che devono avere una dimensione pari o multipla del modulo base.


Impaginazione libera

Nell'impaginazione libera l'organizzazione grafica degli elementi non segue una logica modulare, ma regole proprie in base alla funzione e alla relazione tra gli elementi, e alla necessità di evidenziazione e di contrasto. Esiste comunque un rapporto tra le dimensioni degli oggetti, gli spazi e un criterio degli allineamenti.

 

La struttura della gabbia

La gabbia d'impaginazione è strutturata da margini, griglie, colonne e tutto quanto possa essere ripetuto o essere di riferimento nelle pagine del documento.

impaginazione libro griglia 01

impaginazione libro con testo

impaginazione libro griglia 03

I MARGINI

I margini, detti anche bianchi periferici, delimitano la gabbia. In un certo senso, rappresentano ciò che in un quadro è la cornice. Nella loro impostazione si deve tenere conto degli elementi esterni e delle colonne dove scorre il testo. Spesso i margini interni vanno aumentati quando la pubblicazione ha un alto numero di pagine e, quindi, è più difficoltoso aprire bene il volume e leggere all'interno della pagina.
I margini ospitano alcuni elementi testuali, come le testatine (titoletti posti in alto o in basso che riportano il titolo del libro e l'autore), i piedini (inserzioni a piè pagina), i numeri di pagina, oppure elementi grafici ricorrenti, fissi o strutturali della gabbia.

LA GRIGLIA

La griglia (o reticolo) consiste in una serie di linee orizzontali e verticali a distanza costante, e rende più semplice l'area di design tra contenuti testuali, contenuti decorativi e spazi bianchi. Sulla griglia si allineano gli elementi dell'impaginazione.

LE COLONNE

Le colonne derivano dalla suddivisione verticale della gabbia in modo geometrico-­modulare e sono sempre impostate con un interspazio tra loro. Le colonne devono avere una larghezza calibrata rispetto al corpo del carattere scelto.
La gabbia di una pagina può essere formata da una colonna sola o da più colonne, oppure con colonne rientranti rispetto alla gabbia. L'organizzazione della gabbia su più colonne consente di disporre ordinatamente testi e immagini.



Le colonne sono generalmente modulari tra di loro, salvo che non si imposti la gab­bia con una colonna di testo corrente e un'altra (generalmente di larghezza minore) chiamata colonnino o colonna di servizio: una specie di "zona franca" utilizzabile per immagini, grafici, didascalie, commenti, titoli di richiamo, note, riferimenti, sintesi, ecc. Quest'ultimo flessibile modello d'impaginazione si ritrova spesso nella manualistica e nell'editoria scolastica.

La giustezza della colonna

La giustezza della colonna si riferisce all'ampiezza massima dello spazio sul quale il blocco testo si posiziona.
Una colonna molto larga comporta un numero alto di battute di testo, e questo può dar seguito a una lettura problematica. Generalmente, si indica con 80 il numero massimo di battute di una riga di testo. Naturalmente esiste anche il problema inverso, cioè di colonne molto strette, che contengono quindi un ridotto numero di battute, determinando larghe spaziature tra le parole e le lettere del testo giustificato. L'impostazione del numero di colonne di una pagina è una scelta delicata, che può condizionare tutto il lavoro e, quindi, si deve determinare con estrema attenzione, anche per evitare di dover reimpostare la struttura dopo aver iniziato il lavoro. Generalmente, più sono le colonne, più si può variare la dimensione delle immagini, delle gabbie, dei box, e determinare un "ritmo impaginativo" più interessante. Questo criterio è usato per  periodici, brochure e depliant, dove l'immagine e la vivacità grafica hanno particolare importanza. Inoltre, a parità di gab­bia, impostare più colonne di testo comporta quasi sempre una riduzione del numero di pagine occupate dal testo stesso. È ovvio però che, più colonne si impostano, più queste risulteranno strette. Logicamente, c'è un limite massimo del numero di colonne rispetto alla gabbia della pagina. Non esiste una regola stabilita, ma sta all'operatore compiere una scelta dettata dal gusto grafico-estetico, oltre che dalla praticità. Comunque, una volta scelta la modalità, è buona regola non variarla in corso d'opera. Anche il criterio di lettura del testo da una colonna all'altra non è così scontato. Se il testo incolonnato è spezzato da un'immagine o da un riquadro, è difficile capire se dare la precedenza alla lettura in orizzontale o in verticale. Ciò dipende anche dalla struttura impaginativa: in questo caso, per agevolare la lettura della pagina, si usa separare le colonne con un filetto verticale e le parti con uno orizzontale.


Esempio di costruzione di una gabbia

Per iniziare a costruire una gabbia, scegliamo il formato di carta UNI A4, di dimensioni 210 x 297 mm. Questa specifica misura è frutto di precisi studi, in quanto ha un rapporto dei lati molto particolare (1 / √2). Infatti, tracciando la diagonale, piegando a metà il foglio (A5) e ruotandolo verticalmente, si ottiene una diagonale del foglio con la stessa inclinazione. Ciò comporta il vantag­gio che se raggruppiamo gli elementi grafici presenti nel formato A4 e li riduciamo nel formato A5, saranno con un rapporto base/altezza perfettamente proporzionale. Lo stesso vale con il foglio raddoppiato (A3).
Inoltre, l'A4 è il formato standard scelto per stampanti o per fotocopiatrici. Anche per questo motivo impostiamo l'esempio con questo formato, pur non essendo il più gradito in ambito tipografico, perché le macchine da stampa professionali non sfruttano in modo ottimale i formati standard.

  1. Il primo passo è creare una gabbia d'impaginazione. Tracciamo le diagonali par­tendo dagli angoli della pagina e stabiliamo le misure di un'area interna centrata rispetto al foglio, dove verranno posizionati testo e immagini della pubblicazione. Le misure stabilite in questo esempio sono 174 x 245 mm, lasciando quindi uno spazio di 18 mm ai lati e di 26 mm in testa e piede.
  2. Dividiamo la gabbia in 2 colonne, stabilendo 6 mm di interspazio tra una colonna e l'altra. Le colonne avranno quindi una larghezza (e quindi giustezza) di 84 mm.
  3. Ora impostiamo la stessa gabbia in 3 colonne tenendo sempre lo spazio di 6 mm. Le colonne avranno una larghezza di 54 mm.

  4. Con lo stesso criterio dividiamo la gabbia in 4 colonne, ottenendo una larghezza di 39 mm.
  5. Tracciamo ad ogni angolo un quadratino con il lato adiacente alla cornice esterna (18 mm).
  6. Il quadratino è il riferimento per collocare una linea (non stampabile) che serve per posizionare, esternamente ad essa, gli elementi fissi della pagina.

È evidente che, meno colonne si usano, più scorrevole e organizzata risulterà la lettura. I blocchi di testo possono variare nelle colonne da 1/2, 1/3, 1/4, 2/3 e 3/4 di pagina. Inoltre la colonna più piccola (1/4) è utilizzabile preferibilmente come "colonna di servizio" per didascalie o note, scritte in testo non giustificato.
È necessario anche stabilire un'area di abbondanza esterna al formato, un margine "al vivo" detto zona di rifilo, che serve da guida durante il taglio della carta per posizionare le immagini a piena pagina o che fuoriescono dalla gabbia. Quest'area ha lo scopo di evitare che, nell'atto della confezione e rilegatura della pubblicazione, per un errore anche minimo di piegatura, cucitura o taglio, compaiano sul bordo dei bianchi di stampa, cioè parti non stampate dell'elemento grafico. La zona di rifilo va applicata su tutti i lati tranne che su quello interno (piega). Convenzionalmente, si imposta un'area di abbondanza da 3 a 5 mm.
Vediamo come una pagina così costruita potrebbe essere impaginata con testi e immagini.

 

L'impaginazione modulare

Alcune pubblicazioni editoriali e commerciali come i quotidiani, i periodici, i pieghe­voli, le brochure, sono spesso impostate con una grafica modulare delle pagine per poter mantenere un'impaginazione unitaria. A questo scopo, si organizza il materiale da impaginare in una gabbia di pagina costante e una griglia (colonne verticali e linee orizzontali) in base a una struttura modulare della gabbia.
In quest'ottica, tutti gli elementi grafici dovran­no avere una dimensione pari o multipla dei moduli suddetti e mantenere un allineamento o line-up, cioè un posizionamento lungo le linee orizzontali e verticali della griglia, delle righe di testo o delle illustrazioni rispetto ai blocchi di testo, al fine di facilitare la comprensione grafico-estetica.
Questo criterio modulare comporta due vantag­gi: semplifica l'esecuzione tecnica, perché rende esatta la posizione e la dimensione di ogni elemento; rende omogenea l'impaginazione, permettendo al lettore di percepire rapidamen­te l'organizzazione formale di tutto lo stampato. È lecito, però, effettuare delle trasgressioni alla gabbia, come per esempio posizionare imma­gini che invadono i blocchi di testo. La regola da salvaguardare è che il tutto si componga in un andamento grafico armonico e uniforme, e non comunichi al lettore una sensazione di disordine o di casualità.


Le parti testuali del libro

L'INGRESSO DEL LIBRO

Le pagine iniziali sono quelle che precedono la vera e propria trattazione del libro. La prima pagina che si incontra quando si sfoglia un libro di testo si chiama occhiello o occhietto (da non confondersi con l'occhiello dei periodici, che è un titoletto o un testo breve che precede o segue il titolo principale).
La pagina d'occhiello è collocata su pagina destra (dispari) e generalmente riporta il nome della collana e il titolo stesso del volume in corpo ridotto. A volte l'occhiello viene preceduto da un foglio bianco, detto "di rispetto".
La pagina di retro viene lasciata bianca (eccezionalmente si inseriscono ringraziamenti, dediche particolari o citazioni).
Il frontespizio è la pagina, sempre collocata a destra (recto) che, in pratica, funge da ingresso ufficiale del libro ed è composta, nell'ordine, dal nome dell'autore, dal titolo, dall'eventuale sottotitolo e, infine, dal nome o dal simbolo della casa editrice. Il retropagina del frontespizio è occupato dal colophon (dal greco kolophón, estre­mità), cioè l'elenco dei professionisti e dei tecnici che hanno partecipato all'opera: editor, redazione, progetto grafico e di copertina, disegni, fotografie, composizione, fotolito, stampa, e una serie di indicazioni di servizio tra cui il diritto d'autore (copy­right), il "finito di stampare", la data e il luogo di edizione e il codice del libro (ISBN). Il colophon può anche essere collocato, in coerenza con il significato originario della parola, nell'ultima pagina della pubblicazione (come si usava nei codici medievali). Di seguito si possono trovare: la prefazione, o premessa, o avvertenza, composta dall'autore per evidenziare le finalità o i criteri del libro; la presentazione, gene­ralmente scritta da una persona esterna all'opera; la dedica; l'indice generale (o sommario) che riporta l'elenco delle parti o dei capitoli in cui si articola il contenuto. Segue poi l'introduzione (sempre scritta dall'autore) che illustra gli argomenti del libro e segna anche l'inizio della numerazione "visiva" delle pagine, tenendo conto anche delle pagine precedenti, con numerazione che inizia dal frontespizio (a volte, per tutta questa parte, si usa la numerazione romana).
Si consideri che questa sequenza rispetta l'impostazione classica della parte d'ingresso del libro, ma sono ammesse varianti, anche per far tornare le pagine nelle segnature.

le parti del libro


IL CORPO DEL LIBRO

La prima operazione da compiere per progettare la struttura di un libro è quella di fissare i punti principali del contenuto dell'opera e di definirne la gerarchia. Nel caso più semplice, la suddivisione è scandita da capitoli e paragrafi, come avviene per la narrativa in generale (in questo caso, per paragrafi si intendono degli argomenti conclusi).
Più complessa è la suddivisione di testi di saggistica o di manualistica, che richiede una serie di titoli di identifica­zione e di specificazione delle varie sezioni. Il libro viene suddiviso in parti (o moduli, o sezioni), a pagina destra o a doppia pagina, spesso non numerate (a volte con numero romano), che racchiudono i capitoli numerati, anche se a volte questi possono vivere senza le parti, automamente. I capitoli sono sempre a pagina nuova (possibilmente destra) e comprendono unità didattiche, paragrafi e sottoparagrafi con relativi titoli e sottotitoli di paragrafo, che suddividono ulteriormente il corpo/testo.

I TITOLI

I titoli vengono caratterizzati graficamente con caratteri e corpi specifici e sono com­posti generalmente con l'iniziale maiuscola (tecnicamente si definisce M/m o A/b, "Alto/basso"), senza il punto finale, a eccezione dei manuali scolastici per le scuole primarie, dove è uso inserire il punto finale, perché serve didatticamente a ricordare all'alunno di chiudere sempre le frasi con il punto.
In genere i livelli dei titoli sono gerarchicamente distinti con variazioni del carattere, del corpo o dello stile (neretto, chiaro, maiuscolo, ecc.).
Non ci sono regole auree che stabiliscano tipi di caratteri, corpi e stili: il grafico si può sbizzarrire nella scelta delle font, dei colori o degli effetti grafici, ma deve sempre considerare l'ottimizzazione della leggibilità come parametro principale, ed è oppor­tuno che, in fase progettuale, esegua varie prove per verificare i rapporti e gli equilibri tra i formati, i margini, i corpi dei caratteri, le giustezze dei testi e le interlineature.
 

GLI ELEMENTI TESTUALI COMPLEMENTARI AL TESTO BASE

Riportiamo alcune particolari tipologie di testo impostate con un carattere o un corpo diverso dal testo base del libro.

  • Didascalie: brevi esplicazioni legate a immagini, illustrazioni, disegni, schemi.
  • Note: brevi riferimenti a carattere documentativo o esplicativo, tipograficamente distinti dal testo base, con un corpo piccolo, posizionati al piede della pagina o fuori gabbia sul lato esterno con un rimando al testo, segnalati con asterischi, oppure con un numero progressivo impostato come apice (esponente).
  • Citazioni: estratti di testo provenienti da altre fonti. Le citazioni sono separate da una riga e, a volte, con un rientro su un lato o su tutti e due i lati del blocco di testo, o con un corpo inferiore, per marcare la differenza. Nel caso di citazioni corpose, si possono scegliere altri espedienti grafici (fondini, riquadri, ecc.). A volte le citazioni sono chiuse da virgolette tipografiche (“ ”, ' '), da virgolette caporali (« »), oppure evidenziate in corsivo se si tratta di frasi brevi, titoli di altri testi, voci enciclopediche, ecc.
  • Postille o rimandi: indicazioni in corpo piccolo, poste al margine esterno del blocco testo per facilitarne la consultazione.
  • Riferimenti bibliografici: rimandi di testi pubblicati, con l'autore (tutto maiuscolo o    maiuscoletto), il titolo (in corsivo), la città, l'editore e l'anno della pubblicazione. Le voci sono separate da una virgola (esempio: AMBONI I., La fisica agile, Bergamo, Editrice San Marco, 2017). Nel caso che l'opera sia parte di un'altra pubblicazione o collana, il titolo andrà in tondo virgolettato e la pubblicazione o la collana in corsivo.
  • Intestazioni e piè di pagina: titoletti adottati per alcune pubblicazioni, come i di­zionari o gli elenchi, con riferimenti al contenuto della pagina o ai lemmi. Rientrano in questa casistica anche i "titoli correnti" o "di giro", cioè testatine posizionate in testa o al piede della pagina che riportano i riferimenti della parte o del capitolo in questione. Questi elementi testuali rafforzano la struttura dell'impaginato, orientando la lettura. In ambiente DTP vanno collocati nelle pagine mastro.

 


GLI INDICI

Si definiscono indici gli elenchi ordinati (numericamente o alfabeticamente) delle voci utili alla consultazione di un libro. Generalmente la voce di un indice è composta da due parti: un argomento e un riferimento. Il riferimento riguarda il numero di pagina, ma può anche rimandare a un altro argomento, capitolo o libro.

  • L'indice generale è un elenco dei punti dell'opera contraddistinti da un titolo (a volte numerato) in ordine progressivo di pagina. Normalmente la numerazione delle pagine è composta in numeri arabi, ma esistono casi con numerazione romana, soprattutto per distinguere le parti introduttive del libro.
    L'indice generale viene posizionato prevalentemente all'inizio del libro, ma può trovarsi anche alla fine. Per l'indice si utilizzano stili di carattere, corpi e rientri atti a dare diversa gerarchia a sezioni, moduli, capitoli o unità, paragrafi, sottoparagrafi, rubriche, esercizi, approfondimenti, ecc.
  • Il sommario è un indice che, oltre a elencare i numeri di pagina di riferimento, riporta in forma sintetica i contenuti del libro. In un'altra accezione, si definisce sommario l'indice generale se posto in fondo al volume.
  • Il glossario è un indice alfabetico di voci proprie di uno specifico argomento, se­guite dalla definizione o da brevi descrizioni (a volte con il numero di riferimento pagina). Normalmente è posto alla fine della pubblicazione.
  • L'indice analitico è un elenco in ordine alfabetico delle parole più specifiche o degli argomenti trattati nel testo, e va posizionato in fondo al libro. Solitamente la voce è seguita da una virgola o da un trattino e, quindi, dal numero di pagina di riferimento. Quando si vuole evidenziare la voce principale tra due o più voci, si usa il neretto del carattere.
    Generare un indice analitico completo ed esplicativo è un procedimento lungo e complesso, ma utile per la consultazione del libro. Si consiglia di progettarlo con più livelli e rimandi, tenendo conto dei criteri ai quali ricorrerà il lettore per appro­fondire i concetti. Se, per esempio, un lettore volesse cercare informazioni relative alla stampa potrebbe consultare le voci "lettera", "tipografico, "testo", "carattere" o "font", dunque dovrà trovarle nell'indice, magari con diverso rilievo e gerarchia. Quando un termine ricorre frequentemente, nell'indice analitico si riporta solo il numero di pagina in cui se ne parla in modo specifico o laddove viene citato per la prima volta. Oppure si imposta il numero di pagina principale in neretto.
    In alcuni casi, l'indice analitico è riassunto nel glossario che può aggiungere, alla fine della definizione della voce, il numero della pagina di riferimento.
  • Altri indici che vanno in fondo al libro sono: i riferimenti bibliografici, gli indici cronologici, degli acronimi, delle illustrazioni, delle tavole fuori testo.


Alcune regole di stile compositivo

Il testo di una pubblicazione deve tenere conto di alcune norme di stile. Per questo, il redattore prima e il grafico poi, seguono una serie di criteri riguardanti la spaziatura, l'interpunzione, gli elenchi e gli accenti, rintracciabili nei manuali di stile.

LA SPAZIATURA

Ogni parola deve essere separata dall'altra da un solo spazio. Il concetto può sembrare scontato, ma questa semplice regola spesso non viene rispettata, per distrazione o per automatismi di giustificazione dei word-processor. Per uniformare facilmente il testo, si possono correggere i doppi spazi che rimangono nel testo digitato con una semplice operazione "trova (due spazi)/ sostituisci (uno spazio)" che si può trovare nel programma.
Un discorso a parte va fatto per le cifre: a volte si usa inserire uno spazio per separare le migliaia, e questo anche per owiare al problema della diversa interpretazione che si dà al punto e alla virgola (nel mondo anglosassone, la virgola nelle cifre ha il valore che noi diamo al punto, e viceversa). Questa modalità, però, comporta il rischio che il software consideri i gruppi del numero come parole distinte e, quindi, possa spezzarli.
In genere la punteggiatura (. , : ; ! ?/) deve essere sempre accostata alla parola che la precede. Infatti, se ci fosse uno spazio, oltre ad essere formalmente scorretto, potrebbe comportare un "a capo" automatico della punteggiatura stessa, dato che, per i programmi in ambiente DTP, la parola è l'insieme di una o più lettere che va da uno spazio all'altro. Ciò vale anche tra l'apertura di una parentesi {[( con la parola che la segue e tra la chiusura di una parentesi )]} con la parola che la precede.

I SIMBOLI D'INTERPUNZIONE

  • Il punto va: a fine frase, nelle date (27.12.2018), nelle ore (17.30), nei numeri ogni tre cifre (tranne gli anni), nelle elencazioni dopo la cifra progressiva, negli acronimi e nelle abbreviazioni. Se le abbreviazioni concludono la frase non si deve aggiungere un altro punto. Le unità di misura non sono mai seguite dal punto (litro = I).
  • Il punto e virgola si usa a fine riga degli elenchi e delle enumerazioni complesse.
  • I puntini di sospensione ( ... ), sempre in numero di tre, sono uniti alla parola che li precede, tranne quando indicano un omissis, cioè l'omissione di una parola o di una frase. In tal caso vengono spesso chiusi tra parentesi quadre [ ... ].
  • Le virgolette, singole (apostrofo) o doppie, sottolineano un termine con un si­gnificato particolare o gergale, in alternativa al corsivo. Se sono di apertura (' ") vengono accostate alla parola che segue; viceversa, se sono di chiusura (' ") ven­gono accostate alla parola che le precede. In questa forma, si chiamano virgolette tipografiche. Fa eccezione l'apostrofo iniziale sul termine tronco (nel '600). Riguardo agli apostrofi, bisogna fare attenzione a due errori grammaticali ricorren­ti: po' va con l'apostrofo, perché è l'elisione di "poco". Qual è va senza apostrofo, perché non è l'elisione di "quale".
  • Le virgolette dritte (' ") sono specifiche per i listati dei linguaggi informatici.
  • L'asterisco (*) rimanda a una nota o a un'omissione (in questo caso tre asterischi). È anche simbolo di moltiplicazione.
  • Il trattino breve (-), detto "tratto d'unione", serve per spezzare la parola a fine riga o    per unire due parole formando una parola composta, senza inserimento di spazi.
  • Il trattino medio (–) con lo spazio su entrambi i lati, introduce un inciso. Si usa anche per le le voci di un elenco o come simbolo di sottrazione.
  • Il trattino lungo (–-) introduce un discorso diretto, in alternativa alle virgolette caporali (« »).
  • La barra obliqua, o sbarra (/) si utilizza nelle date, per separare i versi di una poesia composta per esteso, tra parole di significato opposto (bianco/nero) alternanti o complementari rispetto a un concetto (architettonico/ingegneristico). Può rappre­sentare anche il simbolo di divisione.
  • I simboli matematici ( + - x : =) vanno sempre con lo spazio su entrambi i lati.

 

GLI ELENCHI NUMERATI, PUNTATI O CON TRATTINO

Questi tipi di elencazioni vengono gerarchicamente stilati seguendo l'ordine seguente: numero (1.), punto centrale(•), trattino(-), spostandosi con un rientro a sinistra. Ricordiamo che i rientri di testo devono essere impostati mediante l'apposita funzione di paragrafo del software e non con il tasto di tabulazione (Tab) o con l'aggiunta di spazi. Gli elenchi possono essere composti in due modalità:

  • con l'iniziale minuscola e il punto e virgola alla fine della frase, quando l'enunciato d'introduzione finisce con i due punti;
  • con l'iniziale maiuscola e il punto alla fine della frase, quando l'enunciato introdut­tivo si chiude con un punto.

 

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Last modified on Giovedì, 04 Giugno 2020 20:38