I caratteri tipografici

La progettazione grafica dei caratteri da stampa

Per scrivere una parola è necessario, innanzitutto, scegliere un carattere tipografico. Il carattere è la forma grafica delle let­tere che compongono un alfabeto: ne esistono tantissimi, divisi in grandi famiglie, e ognuno si adatta partico­larmente a ben precise esigenze.
La conoscenza dei caratteri è, quindi, importante per un grafico quanto la capacità di disegnare e la padronan­za del disegno geometrico.

Una bella pubblicità, un manifesto riuscito sono risultati che si raggiun­gono anche grazie alla scelta appro­priata dei caratteri tipografici. Sbagliare carat­tere significa non raggiungere lo sco­po prefissato, significa far diventare illeggibile un “messaggio”. Impariamo perciò a conoscere le re­gole basilari della composizione tipo­grafica che, anche se ormai quasi completamente in disuso, resta la base di tutte le composizioni di caratteri, da quelli della macchina da scrivere portatile a quelli del computer.
Le lettere di un carattere sono co­struite con uno o più tratti principali, diritti o curvi, terminanti con partico­lari decorativi detti “grazie”.
Questi particolari, nella loro specifici­tà, sono gli elementi fondamentali che caratterizzano e distinguono un carattere dall’altro.

caratteri tipografici 

Definizione di carattere

I caratteri sono l'equivalente grafico delle lettere dell'alfabeto, dei numeri, dei segni e dei simboli appartenenti a un disegno e a uno stile uniforme.
Se si osservano testi e grafiche di libri, riviste o siti web differenti, si nota immedia­tamente che le lettere utilizzate possono avere forme diverse. Per ognuna di queste pubblicazioni, infatti, è stato scelto un carattere specifico.
Ogni carattere può avere delle variazioni di alcuni tratti peculiari, come l'inclinazione della lettera, lo spessore e la proporzione dei tratti, cioè ha una gamma di stili con­trassegnati da un codice numerico che accompagna il nome dei caratteri. L'Helvetica 25, ad esempio, è uno stile del carattere Helvetica che ne varia lo spessore.
Ogni stile è indicato con il termine "fonte" (dal latino fundere), un'espressione pro­veniente dal lessico tipografico che, nel Cinquecento, indicava l'insieme dei caratteri in lega metallica realizzati in un'unica sessione di fusione. Oggi, nell'epoca della videoscrittura, si utilizza il termine font (declinato sia al maschile che al femminile) per identificare i caratteri digitali.

 

La storia dei caratteri tipografici antichi

IL CARATTERE NELL'ANTICA ROMA

I caratteri utilizzati attualmente nei Paesi occidentali sono frutto dell'evoluzione della scrittura latina romana. Gli antichi Romani furono forse tra i primi a sentire l'esigenza di dare al carattere un'identificazione grafica e a stabilirne una struttura codificata. I monumenti, le lapidi e altri reperti del periodo, testimoniano la volontà di utilizzare una scrittura ben studiata nelle forme, nelle proporzioni e nella scansione armonica. La scrittura in questione è la capitale romana o lapidaria composta da lettere dalla forma geometrica con proporzione tra altezza e larghezza, angoli retti e spatole a fine dell'asta, realizzati tramite scalpello. Le lettere capitali sono maiuscole cioè hanno un'altezza fissa contenuta in un rigo di scrittura.

Per redigere i testi su papiro e pergamena si diffusero due varianti della scrittura capitale: la capitale quadrata e la capitale rustica. Su questi supporti scrittori, in­fatti, si utilizzavano il pennello e il calamo che permettevano di ottenere forme più flessibili rispetto alla rigidità della pietra. La capitale quadrata tentava di portare su pergamena le belle proporzioni della scrit­tura usata sulle epigrafi. La rustica, invece, abbandonava i caratteri geometrici a favo­re di lettere più strette, forme pronunciate e aste orizzontali tondeggianti e spesse.

 

IL MEDIOEVO E LA SCRITTURA AMANUENSE

Tra la fine dell'Impero romano e l'inizio del Medioevo si svilup­pò un'altra scrittura maiuscola, l'onciale, caratterizzata dalla rotondità di alcune lettere. In seguito si diffuse la semionciale, che non è parente della precedente, ma una scrittura di tipo minuscolo, presenta, cioè, tratti che escono dal rigo.
L'unità grafica romana fu rotta dalle invasioni barbariche. Nelle varie regioni europee si svilupparono scritture differenti: la longobarda (Italia del Nord), la sassone (Inghilterra e Irlanda), la merovingica (Francia) e la visigotica (Spagna).
Le scritture nazionali lasciarono il posto, a partire dall'VIII seco­lo, alla scrittura carolina (o carolingia}, comparsa dapprima in Francia e in Italia, poi diffusasi in tutta Europa. Dopo il grande successo iniziale, la carolina cadde in disuso a favore di una nuova scrittura, sviluppata a partire dalle sue forme, la gotica, diffusa nei paesi di lingua tedesca.

 

IL QUATTROCENTO E IL CARATTERE TIPOGRAFICO

L'invenzione della stampa tipografica comportò lo sviluppo e la diffusione a un più vasto pubblico di cultura, scienza e informazione, permettendo una grande divulgazione di idee ed esperienze.
Nel 1453 Johann Gutenberg diede il via a questa rivoluzione, portando a termine la lavorazione della Bibbia latina a 42 linee (così chiamata perché contava 42 righe di testo per colonna). Essa consisteva di 1.282 pagine e di circa 3.800.000 caratteri che imitavano la scrittura gotico-textura, una variante della gotica usata dagli amanuensi tedeschi.

In origine il disegno dei caratteri stampati tentava di imitare la scrittura a mano, ma ben presto assunse forme autonome. Si sentiva la necessità di un ca­rattere chiaro, con lettere ben separate tra loro, per facilitare la lettura dei testi, ispirato a una variante italiana della carolina, la tonda, e alla chiarezza dell'antica capitale romana. Nacque così la scrittura umanistica, presa poi come riferimento dai tipografi per realizzare un carattere leggibile e adatto alla pressione del torchio.
I caratteri realizzati in questo periodo, in cui l'asse di inclinazione di ogni lettera è perpendicolare alla linea di base di scrittura, prendono il nome di romani, latini o tondi proprio perché ricercano nelle scritture pre­cedenti alla gotica il modello da seguire. Come nella scrittura capitale lapidaria, i caratteri romani presen­tano le grazie, cioè dei tratti ornamentali orizzontali a conclusione delle aste.

Il primo carattere tondo specifico per la stampa fu perfezionato dal tipografo N. Jenson nel 1470. Pochi anni dopo, nel 1501, F. Griffo mise a punto il primo corsivo, un carattere inclinato rispetto all'asse delle lettere, ispirato alla scrittura amanuense rinascimentale italiana e origine dell'attuale corsivo detto, infatti, italico, cancelleresco aldino.

Il primo vero e proprio disegnatore e incisore professionista di caratteri fu C. Garamond che, nel Cinquecento, ideò il carattere omonimo. Partendo dai caratteri aldini, Gara­mond curò gli effetti chiaroscurali degli spessori e le forme corsive delle maiuscole per consentire una maggiore leggibilità del testo.

Nel Seicento, l'olandese C. Van Dyck creò i caratteri elzeviriani, così chiamati I BER perché utilizzati a lungo dall'importante famiglia di tipografi ed editori Elzevier, per cui lavorava.

 

IL CARATTERE NEL SETTECENTO

Nel XVIII secolo, in Inghilterra, iniziò ad operare un incisore e ideatore di caratteri, W Caslon, che abbandonò il disegno gotico tedesco a favore di quello latino. Raccolse poi la sue eredità J. Baskerville, che divenne il più importante e conosciuto incisore del tempo grazie al carattere che porta il suo nome, ancora oggi molto apprezzato.

Contemporaneamente in Francia furono inventati i primi caratteri con versione sia tondo che corsivo. Erano due le famiglie che si contendevano il primato nella tipo­grafia e nell'editoria nella Francia dell'epoca: i Fournier e i Didot.
È merito di P. S. Fournier l'elaborazione di un primo sistema di misura dei caratteri, il punto tipografico, calcolato nel 1737 come dodicesima parte di una riga e poi fissato nel 1770 a 0,376 mm dal suo antagonista, F. A. Didot. Si deve a quest'ultimo anche un carattere romano dal disegno severo e rigido ben diverso dalle influenze calligrafiche di moda al tempo, il Didot. La Costituzione della Prima Repubblica Francese fu stampata con questo carattere.
Sempre nel XVIII secolo, a Parma, G. B. Bodoni realizzò una serie di caratteri geometrici e slanciati, dallo stile neoclassico-monumentale. Il disegno di questi caratteri, detto appunto bodoniano, si distingueva per le lettere minuscole tonde e marcate e il contrasto tra l'asta nera spessa e le grazie sottili ortogonali ad essa. Nella sua officina a Parma diede alla luce ben 270 caratteri con 55.000 matrici.
E proprio in questo secolo che la moltiplicazione dei caratteri disponibili in tipografia portò alla loro classificazione in famiglie. Le cinque famiglie di caratteri tipografici base sono: gotico, romano antico, romano moderno, bastone e calligrafico. Ogni famiglia raggruppa un'infinità di varianti, tali da rendere a volte irriconoscibile l'attuale disegno del carattere dall'originale dell'epoca. Oggi, per esempio, è difficile trovare la parentela del Garamond moderno con quello cinquecentesco.

 

L'ETÀ CONTEMPORANEA

Nel XIX secolo, i caratteri iniziarono ad assumere le forme più svariate, a volte rincor­rendo le mode del momento. Il Liberty e i seguenti movimenti artistici furono il segno di una svolta di stile. Nella grafica pubblicitaria e nei manifesti dell'epoca si modi­ficavano le lettere non solo per fini estetici, ma anche per trasmettere un concetto.
Nel campo dei caratteri per testo corrente, invece, si ritornò al classico attualizzando i disegni del Garamond, del Baskerville, dell'Elzevier, ecc. Nel 1931 una commissione di esperti progettò, appositamente per il giornale The Times di Londra, il Times New Roman. Questo carattere riassumeva in sé le forme classiche e graziate dei caratteri storici e detiene a tutt'oggi il primato per utilizzo.
Appartengono a questo periodo anche i classici caratteri Bembo, Palatino e Century.
I movimenti artistici successivi, come Futurismo, Espressionismo, Astrattismo e la Bauhaus, in con­trapposizione ai fronzoli e agli estetismi del Liberty, affermarono un nuovo disegno senza grazie: i caratteri bastone, detti anche lineari o grotteschi. Il primo di questi fu utilizzato da f. Johnston per il logo Underground della metropolitana di Londra. Il font più famoso del periodo, tuttavia, è il Futura di P. Renner (1927) che, per la sua linearità, ben si prestava a testate di giornali, marche o scritte pubblicitarie.
Dall'evoluzione di questa impronta grafica nacquero nuove famiglie di caratteri. Il carattere della famiglia dei bastone di maggiore successo fu l'Helvetica, progettato per la cartellonistica stradale in Svizzera, caratterizzato da tratti lineari, estremamente leggibile ed equilibrato, molto versatile per la larga gamma di stili di cui è dotato. Fanno parte dei bastone anche i caratteri Eurostile, Franklin, Univers e Frutiger.

Il grande numero di nuovi caratteri rese necessaria una nuova classificazione delle famiglie e delle tipologie in uso per testo corrente. Lo svizzero J. Tschichold propose una classificazione che utilizzava un criterio storico-stilistico basato sullo studio dell'evoluzione del carattere nel tempo.
La sua tabella individuava cinque grandi categorie di caratteri: romani, egiziani, lineari, scritture e fantasie.
Anche l'italiano A Novarese provò a mettere ordine sull'argomento con la celebre tabella di classificazione dei caratteri. In essa i caratteri sono raggruppati in dieci famiglie, definite a seconda della loro origine, dello stile, del disegno della base del carattere (piede) o del richiamo estetico.

 

CLASSIFICAZIONE NOVARESE
(1956)

In un panorama movimentato da molteplici caratteri nasce la necessità di catalogarli. Il primo studioso che si occupò di questa catalogazione fu Francis Thibaudeau, nel 1924, e catalogò i caratteri raggruppandoli stilisticamente riferendosi alle terminazioni delle aste, cioè alle grazie. A partire dagli anni cinquanta, molteplici altre classificazioni vennero proposte. Quella che viene di norma adottata in Italia è la classificazione estetica formulata da Aldo Novarese, studioso e creatore di nuovi disegni di caratteri.
Essa suddivide i caratteri nei dieci gruppi seguenti: lapidari, medievali, veneziani, transizionali, bodoniani, scritti, ornati, egiziani, lineari, fantasie.


Anatomia del carattere

Le lettere di un carattere sono com­poste da varie parti che è bene cono­scere:

anatomia carattere

 

Inoltre, ogni carattere può essere “di­segnato” in modi diversi, e cioè

MAIUSCOLO:
TONDO CHIARO;
TONDO NERETTO;
CORSIVO CHIARO;
CORSIVO NERETTO.

minuscolo:
tondo chiaro; tondo neretto;
corsivo chiaro; corsivo neretto.

Vediamo ora quali sono le grandi ca­tegorie in cui si suddividono i caratte­ri, per cominciare a distinguerne le differenze e quindi a riconoscerli.

 

lapidari

Lapidari

Così chiamati perché imi­tano lo stile delle scritte scalpellate sugli antichi monumenti romani.
Le prime cose da osservare sono i fi­letti terminali di ciascuna lettera, e cioè le grazie: quelle dei lapidari ter­minano formando un angolo di 30° e la base, o vertice inferiore, è comple­tamente piatta.
Nella N la differenza di spessore tra l’asta obliqua e le aste verticali è po­co accentuata, così come nelle tra­sversali della V e della A.
Le lettere tonde come la O, la Q, la S hanno un rapporto di largo e sottile molto delicato e armonioso.

 

 

medievali

 

Medievali

Nati verso il XII secolo, li ritroviamo oggi nelle serie dei ca­ratteri Gotici.
Sono molto facili da riconoscere per le forme angolose e allungate che imitano le forme delle lettere eseguite con la penna d’oca e l’inchiostro nel­la scrittura antica.
Questi caratteri hanno le terminali molto svolazzanti, soprattutto nelle maiuscole. Personalmente li conside­ro poco leggibili e non li ho mai usati; vengono però utilizzati molto nei pae­si anglosassoni e facilmente trovere­te pubblicità, insegne o scatole di bir­ra con scritte realizzate con questo carattere.

 

veneziani

Veneziani

Derivano dai Lapidari e nascono verso la metà del Quattro­cento; sono tuttora molto usati e il ca­rattere più armonioso di questa fami­glia è, senza dubbio, il Garamond, usatissimo nella composizione dei te­sti dei libri, nelle pubblicità ecc.
Io amo particolarmente il corsivo mi­nuscolo di questo carattere che si le­ga molto bene alle illustrazioni e dà all’insieme un’aria molto classica e pulita.
Nelle finali di lettera, i filetti sono si­mili a quelli dei lapidari, ma più arro­tondati; il vertice inferiore è legger­mente concavo, le differenze di spes­sore tra le aste verticali e le aste obli­que sono più accentuate e, anche nelle lettere tonde, i rapporti di sottile e largo sono più accentuati.

 

tradizionalisti

Transizionali

Nascono tra la fine del XVII e il XVIII secolo e non pre­sentano particolari innovazioni ri­spetto ai caratteri Veneziani che li hanno preceduti. I filetti non hanno quasi inclinazioni e si raccordano al­l’asta verticale con una piccola cur­va, mentre il vertice inferiore è com­pletamente piatto.
La C maiuscola, la G e la S hanno le orecchie molto pronunciate e le diffe­renze tra fine e grosso sono più ac­centuate.

 

 

bodoniani

Bodoniani

Nel 1771 Giambattista Bodoni creò uno dei più bei caratteri che siano mai stati ideati e che è, an­cora oggi, molto usato. È un carattere elegante, armonioso, molto leggibile sia in tondo, sia in corsivo.
I filetti sono completamente piatti e il raccordo con l’asta verticale è appe­na accennato. Il rapporto tra grosso e fine è più accentuato che nei Tran­sizionali; la C, la G e la S hanno le orecchie molto pronunciate.

 

scritti

Scritti

Sono i caratteri che imitano quelli scritti a mano dagli amanuensi e sembrano realizzati con la penna d’oca o con la penna e il pennino; so­no inconfondibili e hanno caratteristi­che che vengono inventate, di volta in volta, dal creatore del carattere. Oggi, i più usati sono i caratteri In­glesi, ricchi di svolazzi, molto elegan­ti, usati soprattutto per biglietti da vi­sita, partecipazioni e anche per la pubblicità di alcuni prodotti.

 

ornati

Ornati

Sono quei caratteri con de­corazioni e ombreggiature che tra­sformano la scritta in un fregio orna­mentale. Nel periodo Liberty ne sono stati inventati moltissimi; non hanno regole precise e, in genere, hanno solo lettere maiuscole. Sono molto decorativi, ma poco leggibili.
Vengono usati in casi particolarissi­mi, soprattutto come lettere iniziali, e sempre affiancati da altri caratteri.

 

egiziani

Egiziani

Nati attorno ai primi del­l’Ottocento, si ispirano alle scritte fat­te sulle balle di mercanzia provenien­ti dall’Egitto. I filetti terminali e delle orecchie sono molto grossi, il cerchio di raccordo è quasi inesistente, il ca­rattere è molto pesante e leggibile an­che a distanza. È molto usato in pub­blicità per titoli, insegne ecc., ma poco indicato per testi lunghi.

 

lineari

Lineari

Questi caratteri, privi di grazie o filetti, sono nati attorno al 1800 e si sono evoluti sino a raggiun­gere la perfezione dell’Helvetica, l’uni­co carattere che si avvicini all’elegan­za del Bodoni. Molto leggibile, si usa spesso per le scritte dei manifesti, per i titoli dei giornali, per la segnaletica stradale ecc. Sono facili da riconosce­re per la loro totale assenza di grazie e per l’armoniosità delle lettere tonde.

 

fantasia

Fantasia

Sono i caratteri inventa­ti, ed è impossibile dare una regola o una caratteristica precisa. I caratteri di fantasia che si trovano in composi­zione o nei caratteri trasferibili hanno, generalmente, i terminali delle varie aste inclinati. La grafica americana è ricchissima di questi caratteri inventa­ti, facilissimi da riconoscere e, dopo un po’ di pratica, da disegnare. Come gli Ornati, vanno sempre abbinati ad altri caratteri.

 

LE PIÙ IMPORTANTI FAMIGLIE DI CARATTERI

Attualmente sono disponibili molte migliaia di caratteri differenti e molti altri ne vengono creati senza sosta ogni giorno. La maggior parte di essi, tuttavia, può essere ricondotta alle sei categorie sotto elencate. Prima di imparare a gestire il contrasto tra i caratteri, dovreste cominciare a conoscere le affinità tra i grandi gruppi di caratteri perché sono proprio le somiglianze la causa dei conflitti che insorgono quando si associano i caratteri. Lo scopo di questo capitolo è rendervi edotti sui dettagli delle forme delle lettere. In quello successivo, invece, approfondirò il modo di combinarli: la chiave per abbinare tra loro i caratteri, infatti, è conoscerne somiglianze e differenze.
Ovviamente vi imbatterete in caratteri che non sempre sarà facile attribuire a una data categoria. Si potrebbero definire centinaia di categorie, data la varietà dei caratteri, ma non vi preoccupate. Il vero scopo è iniziare a guardare i caratteri più da vicino e più attentamente.
Io considererò questi sei gruppi:

Caratteri tipografici

 

 

Oldstyle

I primi caratteri si sono ispirati alla scrittura a mano degli amanuensi e prendono il nome di oldstyle. Se guardate con attenzione la forma di questi caratteri, riuscirete a immaginare che possano essere vergati con una penna calligrafica. Questi caratteri presentano sempre delle grazie (o serif) che nelle lettere minuscole sono sempre ad angolo vivo (l'angolo della penna) mentre sono arrotondati dove incontrano l'asta (detta bracketing). Come nella scrittura a mano, tutte le parti curve delle lettere mostrano una «transizione tratto spesso/tratto sottile». Il contrasto nel tratto è relativamente modesto, passando gradualmente da sottile a un po' più spesso e viceversa. Se tracciate una linea che passa per i due punti più sottili della curva, ottenete una linea obliqua. Questa linea viene definita stress. I caratteri oldstyle hanno sempre uno stress obliquo.

Caratteri tipografici, Oldstyle

 

 

Modern

I caratteri oldstyle imitavano la scrittura a penna degli umanisti. Ma con il tempo anche i caratteri si sono evoluti poiché anch'essi hanno risentito dei cambiamenti culturali e dello stile di vita, dall'architettura al linguaggio, fino alle pettinature a agli abiti. Nel XVIII secolo, la comparsa di carta più fine e di tecniche di stampa più sofisticate, con la crescente industrializzazione, hanno portato all'affermarsi di caratteri più rigidi che avevano perso ogni attinenza con la scrittura manuale. I caratteri modern hanno grazie, ma orizzontali e non più inclinate, e molto sottili. Come un ponte di acciaio, la struttura è severa, con un deciso contrasto tratto spesso/tratto sottile. Non c'è più traccia della grafia a penna; lo stress è perfettamente verticale. I modem assumono così un aspetto freddo ed elegante.

I caratteri modem appaiono rigidi soprattutto se di grandi dimensioni. A casua della netta transizione fra tratti spessi e tratti sottili, la maggior parte dei modem non è adatta per i lunghi testi: le parti sottili infatti quasi scompaiono e quelle spesse diventano predominanti, originando il cosiddetto «effetto dazzle».


Caratteri tipografici, Modern

 

 

Slab serif

Con la rivoluzione industriale nacque un nuovo concetto: la pubblicità. All'inizio si utilizzarono per la pubblicità i caratteri modem rendendo più spessi i tratti spessi. Forse avrete visto dei poster con questi caratteri: da lontano si percepiscono solo bande verticali, come una staccionata.L'ovvia soluzione del problema era dare spessore ali' intera lettera: ed ecco i caratteri slab serif, che quasi non hanno transizione tratti spessi/tratti sottili.
Questa categoria di caratteri è nota anche come Clarendon, perché i font Clarendon ( vedi sotto) ne sono la quintessenza. Gli slab serif sono anche detti egizi perché divennero popolari quando l'egittomania colpì il mondo occidentale; molti caratteri di questa categoria, infatti, furono battezzati con nomi ispirati all'Egitto (Memphis, Cairo, Scarab) per essere venduti.

Molti dei caratteri slab serif che hanno un modesto contrasto tratti spessi / tratti sottili (come il Clarendon o il New Century Schoolbook) sono considerati di ottima leggibilità, quindi si possono usare senza problemi nel caso di testi lunghi. Essi, tuttavia, rendono la pagina più scura degli oldstyle perché hanno tratti più spessi e relativamente monopeso. Gli slab serif si usano spesso nei libri per bambini grazie al loro aspetto pulito e chiaro.

Caratteri tipografici, Slab serif

 

 

Sans serif

La parola sans significa «senza» in francese. I caratteri sans serif sono quelli senza grazie nei tratti terminali. L'idea di eliminare le grazie è nata relativamente tardi e non ha mai avuto grande successo fino alla prima metà del XX secolo.
I caratteri sans serif sono quasi sempre «monopeso», intendendo con ciò la quasi assoluta mancanza di transizione tratti spessi/tratti sottili; le lettere presentano uguale spessore in tutte le forme.

Se i soli sans serif nel vostro libro font sono Helvetica / Arial e Verdana (quest'ultimo studiato appositamente per lo schermo e non per la stampa), la cosa migliore che potete fare per il vostro lavoro di impaginazione è dotarvi di una famiglia di sans serif che includa un deciso carattere heavy black. Ciascuna delle font sopra elencate ha una vasta gamma di pesi, da light a extra black. Resterete sorpresi di come possano aumentare le vostre possibilità di creare pagine accattivanti.

Caratteri tipografici, Sans serif

La maggior parte dei sans serif è monopeso, tuttavia alcuni presentano una lieve transizione tratti spessi / tratti sottili. Qui sotto vedete un esempio di font Optima, un sans serif con stress. Caratteri come questo difficilmente si abbinano ad altri caratteri nella stessa pagina: infatti richiamano i serif per i tratti spessi / sottili, e sono simili ai sans serif per l'assenza di grazie. State attenti nell'uso di sans come questi.

Caratteri tipografici, Sans serif - Optima

Optima è un carattere davvero magnifico, ma dovete prestare molta attenzione se volete abbinarlo ad altri caratteri. Osservate i suoi tratti spessi/sottili. Optima possiede la grazia tipica di un oldstyle (vedi pag. 176), ma rimane sempre un sans serif.

Caratteri tipografici, Slab serif

 

 

Script

La categoria script comprende tutti i caratteri che sembrano scritti a mano con una penna calligrafica o un pennello oppure, a volte, con una matita o una penna biro. Questa categoria potrebbe facilmente essere suddivisa in script che si associano o non si associano, script che simulano scritture a mano ordinarie o i più tradizionali stili della calligrafia e così via. Per i nostri scopi, però, possiamo considerarli tutti facenti parte di un'unica categoria.


Caratteri tipografici, Script

Gli script sono come il cheesecake: vanno presi con moderazione così nessuno sta male. Quelli più fantasiosi, ovviamente, non dovrebbero mai essere utilizzati per lunghi blocchi di testo e mai a sole maiuscole. Diventano, però, interessanti se hanno un formato grande. Non siate timidi!

 

 

Decorativi

I font decorativi sono facili da identificare. Se il pensiero di leggere un intero libro con un certo font vi procura una leggera nausea, potrete probabilmente classificarlo nella categoria decorativi. Questi font sono straordinari: divertenti, peculiari, facili da usare, spesso poco costosi e ce n'è un per qualsiasi concetto vogliate esprimere. Ovviamente, proprio perché sono così particolari, il loro uso comporta dei limiti.


Caratteri tipografici, Decorativi

Usando uno di questi caratteri, non bisogna fermarsi alla prima impressione. Per esempio, se Sybil Green vi colpisce perché informale, provate a utilizzarlo per progetti più formali e state a vedere cosa succede. Analogamente, se pensate che Matchwood dia un tocco di selvaggio West, inseritelo in un progetto per un'azienda o un negozio di fiori. In sostanza, i caratteri decorativi possono suscitare suggestioni ovvie oppure potete provare a manipolarli dando loro connotazioni molto diverse. Ma questo è un argomento per un altro libro.

Estratto da:
Imparo l'Arte della Grafica

Last modified on Martedì, 16 Giugno 2020 06:44